a cura di Valore Italiano™ (www.valoreitaliano.com)
Il pensiero progettuale di Gabriele Candelori si fonda su ciò che potremmo definire "naturalità espressiva". Una visione della progettazione che non si traduce nell'operatività in un qualcosa di semplice o tanto meno di anarchico, privo cioè di una qualunque "regola" creativa; piuttosto in un percorso di lavoro dove il progettista (designer ndr) può e deve vivere la professionalità senza esser costretto a rinunciare al proprio patrimonio di umanità e di esperienza. In tale contesto il progettista non è solo un professionista, è soprattutto un soggetto umano e sociale che pone la spinta "naturale" della sua creatività al servizio delle emozioni.





Come è noto provare ad avventurarsi nella descrizione di un processo creativo, e per giunta con il solo aiuto del testo scritto, è quanto di più difficile e rischioso si possa fare in materia di comunicazione. Pensiamo ad esempio a quell'autentico disastro che è rappresentato dal racconto di un adulto quando prova ad interpretare la scrittura di un bambino in un'età più o meno compresa tra i 3 e i 5 anni. Ancora oggi la stragrande maggioranza degli adulti definisce quella scrittura, perchè tale è, semplicemente un insieme di "scarabocchi", intendendo come tali segni "senza senso". Eppure dovremmo partire proprio da quegli "scarabocchi" per accettare l'idea che non vi può essere creatività, quella vera, senza progettazione. I bambini di cui sopra, per buona pace degli adulti, hanno sempre e perfettamente chiaro, ruolo e funzione del loro parlare per segni e simboli e la "creatività" presente nei loro "scarabocchi" è sempre messa al servizio di una chiara e competente visione del mondo. Una visione che si serve di uno stile per rappresentare graficamente la forma di uno "scarabocchio" e della progettazione per collocare lo "scarabocchio" in un contesto di spazio e tempo pensando, rispettivamente, ad un foglio e ad una personalissima modalità di lettura.
La fortuna di Gabriele Candelori è quella di possedere nel pensiero e nelle mani, sia la visione dello stilista, che l'abilità tecnica di un esperto modellista; competenze che non di rado vengono analizzate e discusse separatamente. La storia ci insegna però che le esperienze più straordinarie in termini di creazione di oggetti di eccellenza ci giungono da Maestri in grado di governare un processo creativo dove il pensiero progettuale pone sullo stesso piano sia gli aspetti stilistici che le esigenze di fruibilità degli oggetti medesimi.




In apertura si parlava di emozioni, sentimenti che Gabriele Candelori riversa nel lavoro esaltando l'uso della manualità. Il fine di questa manualità non è però un mero rifiuto della contemporaneità tecnologica, ma una necessità quasi ancestrale di collegare fisicamente il pensiero creativo alla fisicità dell'oggetto. Progettare a partire dal pensiero umano, e lasciare spazio a forme, ad oggetti che testimoniano ancor prima che la perfomance professionale, la cultura e le passioni dell'uomo-progettista.